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Sabrina, ..and what the international press says about her.


--- Venerdi 6 Dicembre 2002 --- CRONACA DI AGRIGENTO --- Giornale di Sicilia ---

Figlia di emigrati a 90 anni "scopre" Sciacca

Antonietta Africano ha ricevuto dal figlio e dalla nora il regalo a lungo sognato: un viaggio nella terra dei genitori, partiti per New York nel 1911. Conosce il dialetto:
"Lo parlavo con mia madre".

Sciacca (frco)
Quel triangolo geografico in mezzo al mare, era stato per lei solo un sogno, fatto di racconti della mamma. Della Sicilia non conosceva l'aria, il colore e il calore, la gente. E solo a novant'anni č riuscita a mettere piede nella terra che ha dato i natali ai suoi genitori. Per scoprirsi siciliana doc anche lei. "Sciacchitana sugnu, sugnu ri ccā"; la sua sicilianitā viene fuori cosi, in un inaspettato dialetto accompagnato da gesticolare di due mani piccole e curate. "Unbelievable" - incredibile - dice il figlio sessantenne Bill, che ha appena scoperto il 'bilinguismo' della mamma. "Come č possibile, tu qui non c'eri mai stata, come fai a conoscere il siciliano"? Naturale la risposta: "Ca io parlava cu'mme matri".
Antonietta Africano /Antonieth per dirla con gli americani) č una nonnina dalla pelle di porcellana, rare rughe intorno agli occhi. Minuta, con i capelli miele scuro. Qualche giorno fa si č concluso il viaggio per l'Isola, un tour di otto giorni. Le č stato regalato dalla famiglia per sottisfare il suo desiderio pių grande, visitare la terra che i suoi genitori, agli inizi del secolo scorso, avevano lasciato per emigrare in America. Adesso lei, suo figlio Bill e la moglie Antonia Cordo sono volati di nuovo a New York. Ma ci hanno lasciato una fetta del loro cuore, in Sicilia.

Figlia di emigrati a 90 anni scopre Sciacca E Sabrina Lo Piano, la guida turistica che li ha accompagnati per l'Isola.
Qui sopra (a sinistra) Antonietta Africano. Accanto, la nuora Antonia Cordo. Nell'altra foto il figlio Bill e la guida Sabrina Lo Piano.

E Sabrina Lo Piano, la guida turistica che li ha accompagnati per l'Isola, ha raccontato la loro esperienza al 'telefono dei lettori del Giornale di Sicilia. Contattata da loro tramite il sito specializzato www.sicilian.net, Sabrina ha svolto le ricerche di parenti, tra i vecchi registri gialli e sfarinati dei municipi e i moderni elenchi telefonici. Li ha condotti proprio li, a Sciacca, da dove č cominciato tutto. Antonietta era curiosa di vedere la casa dei genitori. Mamma Agata e papā Girolamo, prima di partire per la 'Grande Mela' abitavano in via Valverde, dove "anticamente c'era un filare di palme nane, quelle con cui si facevano 'i scupe", le ha spiegato, carramba che sorpresa, un cugino ritrovato dopo novant'anni.
Le case di Valverde sono basse, piccole, profumano di antico. Tra quelle strade strette č nato l'amore di Agata e Girolamo. Mamma e papā nel 1911 salpano con una nave carica di 'sciacchitani', fame e valigie di sogni. Lasciano tutto per New York. Li si sposano e sfornano sette figli, tra cui Antonietta. "Papā faceva lo shoe-maker, 'u scarparo' - racconta Antonietta - mamma vendeva i centrini spediti da Sciacca". E i piccioli? "Li mandava a casa, per la famiglia". E ancora: "Eravamo sette figghi, cinque maschi e du fimmini. Io tegnu tri figghi, quinnici niputi e tririci proniputi."
Da un balcone di via Valverde: "Perchč guardate casa mia?",

l'inquilina della vecchia dimora materna rompe il ghiacco. Quando le viene spiegato tutto: "Trasissi, trasissi, - esclama - che lo faccio vedere la casa". E poi il cibo sicilian. Di Sciacca Antonietta non scorderā la fabbrica artigianale di acciughe sotto sale vicino al porticciolo. Ha guardato tutto con l'entusiasmo e lo stupore dei bambini. La nonnina americana ha fatto pure memorabili scorpacciate di cannoli e sfogliatine, di ravioli ripieni e pasta-broccoli-passolina-e-pinoli. Ha ripassato il repertorio culinario 'made in Sicily' e comprato gli ingredienti per preparare pranzetti nostrani anche in America. Alle Eolie, per esempio, ha fatto scorta di capperi 'per la pasta con le sarde'. E nessuno osi dire che la ricetta non li prevede, perchč "la mia mamma ce li metteva e ci li metto pure io".
E poi quel simpatico e romantico tassista che l'ha portata in giro per Lipari. Le ha mostrato la zona di Quattrocchi, "si chiama cosi perché per guardare un posto cosi bello due non bastano". Il cielo era una lastra azzura, interrotta solo dalla fumata nera dell'Etna. E Antonietta sempre con gli occhi sgranati. Quando sentiva parlare di tutti i popoli che hanno dominato la Sicilia e ne hanno fatto un mosaico di culture, storie, colori, allora lei si riempiva di orgoglio: "Sono siciliana". E il figlio, Bill: "Me too. anch'io sangue siciliano. Avete.. abbiamo, cose meravigliose".
Francesca Costanza

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